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27 febbraio 2008

Luciano Pavarotti, l'ultimo tenore?

Ricevo da Italo Moscati questo comunicato e lo ricopio integralmente:
LUCIANO PAVAROTTI, L’ULTIMO TENORE?

Testi e regia di Italo Moscati
Montaggio di Angelo Tocci
Produzione: Speciali Tg1 Rai
Durata: 1h 15’

In onda domenica 2 marzo 2008 alle 23.25, Speciali del Tg1


Nello Speciale di Italo Moscati - già autore di “Non solo voce” dedicato a Maria Callas, realizzato sempre per gli Speciali del Tg1- la vita e la carriera di Luciano Pavarotti che è scomparso nel settembre del 2007. Un reportage giornalistico e narrativo costruito con documenti dei telegiornali, film, foto, immagini inedite o poco conosciute, interviste dimenticate e recuperate.
A distanza di sei mesi dalla morte, Moscati propone una inchiesta sul mito del Tenorissimo, detto anche Big Luciano, che attraversa le sue esibizioni d’opera nei teatri e nei grandi concerti all’aperto ad Haye Park di Londra, al Central Park di New York, alle Terme di Caracalla di Roma, alla Torre Eiffel di Parigi; e vi intreccia una storia che comincia nel 1935, quando Pavarotti nacque a Modena , per poi trovarsi bambino nelle bufera della guerra e dei violenti scontri sulla Linea Gotica tra nazisti e Alleati . Una storia che accompagna passo passo l’accostamento al canto e alla musica del maestro e assicuratore, nonché fornaio Luciano, figlio di un fornaio- tenore con cui entrò da ragazzo nella Corale Rossini di Modena.
Dai primi tentativi, dai primi maestri si sviluppa la vicenda artistica e umana di Big Luciano che esordisce nel 1961 a Reggio Emilia con “Bohème”, un’opera sempre amata, costantemente nel repertorio del tenore insieme alla “Tosca”, anch’essa di Giacomo Puccini. Verranno ricordati i debutti al Covent Garden di Londra, alla Scala di Milano, al Metropolitan di New York e in tanti altri teatri del mondo. Una serie di successi, accompagnati da incidenti e disavventure-indisposizioni e difficoltà di rapporti artistici- che crearono ben presto la leggenda di Pavarotti come vero erede dei tenori della tradizione italiana, da Enrico Caruso a Beniamino Gigli.
La storia di Luciano Pavarotti vive di riflesso non solo dei fatti di cronaca ma anche e soprattutto della vitalità del melodramma che entra nella cronaca stessa e la condiziona decisamente.
La perdita di Pavarotti coincide con una domanda: dopo di lui, ci saranno tenori così? La paura va al di là della scomparsa di Lucianone, riguarda il futuro della lirica che c’è chi considera inevitabilmente avviato sul viale del definitivo tramonto.
Pavarotti continua ad essere presente fra noi, grazie dei libri, dei concerti a lui dedicati, alle notizie che a lungo si sono susseguite sui rapporti tra gli eredi, sullo stato di salute della seconda moglie del tenore, Nicoletta Mantovani; e ancora alle interviste, commenti, indiscrezioni che occupano gli schermi delle tv e le pagine dei rotocalchi.
Una bella e sincera intervista a Nicoletta è andata in onda alla Rai e il più importante telegiornale italiano, il Tg1, ne ha trasmesso una scelta nella sua edizione di più alto ascolto, quella della 20.
Nicoletta, che ha detto di essere malata da anni, e ha raccontato con pacato dolore, l’esperienze che lei e la figlioletta hanno appena vissuto, ha contribuito a sgomberare l’orizzonte di notizie e di indiscrezioni efficacemente, ma in parte. La tentazione di speculare sulla morte, e quindi sulla vita e sugli affetti di Lucianone resiste e resisterà a lungo, nell’opinione pubblica e nei media, lo si può credere.
Ci si può chiedere legittimamente: chi è, anzi chi era il grande tenore?
Pavarotti era un grande tenore, di enorme successo e risonanza, che si collegava alla tradizione illustre del melodramma italiano ma che aveva capito la necessità di aggiornarlo, ad esempio attraverso l’idea multimediale dei concerti dei “tre tenori” (lui, Carreras, Domingo), i rapporti con le rock star, i raduni nella sua città d’origine Modena tra sport e arte, le immense adunate di folla e musica a New York e Londra.
Tre sono le fasi del nostro racconto in cui si svilupperà compiutamente, con precisione cronologica e cronistica, un’avventura destinata a resistere nel tempo e anzi a rafforzarsi.
La fase della cosiddetta “opera buffa”,ovvero la bella storia del figlio di un fornaio (cantante e appassionato di lirica), in cui Lucianone tutto travolge e conquista, ha successo crescenti sul piano internazionale e intanto ingrassa, interpreta i grandi personaggi (“Vincerò!”), e infatti vince sempre: si fa una famiglia, gira il mondo applauditissimo, si asciuga il sudore durante le esibizioni con un fazzolettone bianco (un gesto famoso), si circonda di fans e di amici, sorride sempre, alla sua avventura, al suo straordinario presente e al suo promettente futuro. Allegro e ironico, seduce il pubblico più riottoso.
La seconda fase della “opera buffa ”, ovvero l’insidia delle rivalità, delle gelosie. Sono numerosi i detrattori e i critici, molti lo ritengono poco simpatico e avido, ma Lucianone, sempre intonando “Vincerò!”, travolge tutto e tutti, scopre che il potere personale è salito, e che i suoi guadagni sono strabilianti e che la vita di prima non gli basta più.
L’amore per Nicoletta lo rigenera e lo rilancia, ricomincia, senza curarsi del perbenismo di molti e del sospetto che il nuovo amore possa fiaccarlo. Nicoletta e Lucianone sono la coppia che viene più seguita e fotografata. E in tanti si chiedono: cosa trovano l’uno nell’altra, e viceversa? La seconda fase dell’”opera buffa” non turba la coppia famosa , anzi . La coppia ritrova soprattutto nella nascita di una figlia le ragioni di un orgoglio potente. Nel mondo vecchio della lirica affiorano i vagiti di una bambina.
Infine, per concludere, la terza fase del “melodramma tragico”: l’ inevitabile decadenza fisica, la carriera che si fa diversa e in apparenza più fragile, un mito che vive nei ricordi, la paura di perdere gli affetti di ieri e di oggi delle due famiglie a cui Luciano era legato in modo potente.
Sono i fatti che abbiamo imparato conoscere nei giorni dei patemi e poi della morte, e quindi delle tante parole che non sono musica. Nel silenzio delle persone della sua famiglia.
Il melodramma si fa carico di sentimenti e di buone memorie, con l’eco di un “Vincerò!” che non si spegne.

5 commenti:

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