Blog - Crediti


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13 luglio 2008


ORFEO

I NUOVI MOSTRI
di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola

Italia - Colore

Anno
: 1977 – Sogg. e Scenegg.: Age e Scarpelli, Ruggero Maccari, Bernardino Zapponi Foto: Tonino Delli Colli – Scenogr.: Luciano Ricceri – Mus.: Armando Trovajoli –– Episodi: “L’uccellino della Val Brembana” (Ugo Tognazzi, Orietta Berti), “Con i saluti degli amici” (Gianfranco Barra), “Tantum Ergo” (Vittorio Gassman, Luigi Diberti), “Autostop” (Ornella Muti, Eros Pagni), “First Aid” (Alberto Sordi), “Hostaria!” (Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi), “Pornodiva” (Eros Pagni), “Come una regina” (Alberto Sordi), “Cittadino esemplare” (Vittorio Gassman), “Mammina Mammone” (Ugo Tognazzi, Nerina Montagnani), “Sequestro di persona” (Vittorio Gassman), “Senza parole” (Ornella Muti, Yorgo Voyagis), “Elogio funebre” (Alberto Sordi) - Prod.ne: Dean Film – Distr.ne: Titanus.

(c.g.f.) – Venuto a 14 anni di distanza da “I mostri” di Dino Risi, questi “Nuovi mostri” filmati a tre mani e scritti a quattro (è possibile, praticamente, in via ufficiale chi ha diretto e chi ha scritto uno per uno i quattordici episodi che lo compongono; anche perché si tratta, come dire, di un’opera di beneficenza, a favore di un uomo di cinema in cattive condizioni) appare meno compatta stilisticamente e meno articolata di quel primo tentativo di ritratti ironici d’epoca. “I mostri” è stato riproposto in televisione questa estate, si ricorderà, dalla Rete 1, in occasione del ciclo dedicato ad Age e Scarpelli, ed in buona parte ha dimostrato di saper reggere all’usura del tempo, pur con tutte le crepe che il cinema “brillante” accusa quando i tempi cambiano e cambia il contesto sociale. Questa nuova edizione della formula accusa a petto della prima la maggior varietà di presenze (là Gassman e Tognazzi, sempre da soli o insieme; qui Tognazzi, Sordi e Gassman e in più tre episodi senza i mattatori). Le intenzioni sono sempre quelle, ma la “tonalità” complessiva è ben diversa, tanto appare ampio il divario fra “sketch”. Chi fa la parte del leone è l’assente dell’altra volta. E cioè Alberto Sordi. Il quale non sbaglia mai un episodio breve. Qui, nel ruolo di un principe romano intronato, alcolizzato e cocainomane, che mentre si dirige ad un raduno di amici di monsignor Lefebvre trova un automobilista agonizzante sotto il monumento a Garibaldi (lui dice “a Mussolini”) del Gianicolo, lo porta in giro per tutti gli ospedali di Roma, che puntualmente gli chiudono la porta in faccia e alla fine, morto, lo ricolloca dove lo ha trovato, Sordi trova momenti di divertimento forse rozzo, ma certo irresistibile. Così nella ferocia di “Come una regina”, laddove egli, fra mille menzogne e svenevolezze, conduce in un ospizio la vecchia madre che è antipatica alla nuora, e nel finale “Elogio funebre” che si risolve in uno straordinario numero di varietà all’antica intorno ad una bara. E il suo talento conservatissimo di mattatore senza eguali della commedia cinematografica post-bellica.
Sempre di classe, ma visibilmente distratto, Vittorio Gassman. Che pure in due episodi – “Cittadino esemplare”, ove nei panni di un borghesuccio vile deve uccidere un uomo per strada, non dice nulla, e si precipita in casa dinanzi alla TV, a mangiare avidamente ed a godere di una sciapa comicità alla Pippo Franco; “Sequestro di persona cara”, ove piange sul rapimento della moglie dinanzi alle telecamere, dopo aver prudentemente tagliato il filo del telefono dal quale dovrebbero farsi vivi i rapitori – dà prova della sua maestria di attore padrone dei suoi mezzi vocali, e che in “Tantum Ergo” si diverte, pur con un inattendibile accento toscano, a schizzare una figura di cardinale con conciliare. Meno attendibile, in tutte le sue apparizioni, Tognazzi, alle prese con episodi mal costruiti (“L’uccellino della Val Brembana” e “Mammina Mammone”) o in qualche modo sprecati (“Hostaria!” a fianco di Vittorio Gassman). Degli altri episodi senza mattatore, l’unico accettabile è il muto e beffardo “Senza parole”, con Ornella Muti “hostess” ingenua e Yorgo Voyagis terrorista seduttore che non parla.
Complessivamente un film più che deludente, per chi si aspettava un “collage” degli umori del cinema comico all’italiana dei nostri giorni; e pure, in certo modo, anche e proprio nei suoi difetti, estremamente significativa.

(“Corriere Mercantile”, 27/12/1977)

2 commenti:

Alessio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nam ha detto...

Vi ricordate come si chiamava invece l'Orfeo di Tita Schipa Jr con la Berté e Renato Zero ai debutti?