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21 gennaio 2009

CAMERA EYE: I DIMENTICATI PILOTI NERI

Ho visto sui satelliti quasi per intero l’intronizzazione di Barack Obama, cogliendo con l’interesse di un vecchio americanista (di fatto lo sono come quasi tutti gli appassionati di cinema americano) le migliaia di strizzatine d’occhio che ogni lunga cronaca televisiva riserba agli spettatori attenti. Ad esempio per ben tre volte, assai distanziate nel tempo, le telecamere si fermavano su alcuni vecchi neri, tutti con berrettini da baseball sui quali si leggeva chiaramente la scritta: “Tuskegee Airmen”. Si tratta di una singolare curiosità della seconda guerra mondiale e, al tempo stesso, di una sorta di debito d’onore che Obama ha voluto pagare all’associazione che riunisce i superstiti. Infatti i “Tuskegee Airmen” furono gli unici piloti di aerei da guerra di razza nera che i riluttanti generali dello U.S.A.A.F. (United States Army Air Force), aviazione dell’esercito, accettarono nelle loro file. All’epoca non esisteva, a differenza di Italia, Germania, Inghilterra, eccetera, un corpo autonomo dell’aviazione militare, che era invece negli Stati Uniti equamente divisa fra le forze armate, e cioè esercito e marina, che aveva infatti la U.S.N. Air Force, dove la “N” sta per Navy. Le pressioni di Roosevelt, e ancor più di sua moglie Eleanor (era impensabile forzare la mano alla Marina, se possibile ancor più segregazionista dell’esercito), costrinsero ad ammettere nelle loro file anche dei piloti neri, che però subirono anch’essi la rigida costrizione in reparti “monocolore”, come accadeva per tutte le forze armate americane (naturalmente in Marina bianchi e neri erano mescolati, ma questi ultimi erano confinati in compiti servili, come cuochi, camerieri, eccetera). I generali dell’aviazione dell’esercito, persuasi che i neri non avessero l’intelligenza sufficiente per pilotare un aereo, concentrarono mal volentieri gli allievi volontari a Tuskegee, cittadina dell’Alabama, stato razzista per eccellenza, dove tuttavia esisteva fin dal 1881 il “Tuskegee Normal School for Colored Teachers”, diventata più tardi il “Tuskegee Institute” e successivamente la “Tuskegee University”, fondamentali nello sviluppo di una istruzione superiore destinata negli Stati Uniti alle persone “di colore”. Ciò che probabilmente non era stato ipotizzato è che rispondessero in molti candidati e si mettessero in luce per le eccellenti qualità che dimostrarono nell’apprendimento delle regole di pilotaggio di aerei militari. Ben presto formarono un gruppo di piloti da caccia di alto livello professionale. A Tuskegee furono ben 994 i giovani che diventarono piloti e di essi 450 vennero inviati in Europa nel 99° Pursuit Squadron o nel 332°Air Expeditionary Wing Fighter Group.
Concentrati prima in Africa e poi in Italia (a Ramitelli, in provincia di Campobasso), si specializzarono nello scortare i bombardieri sulla Germania, e prima avevano volato su Monte Cassino e Anzio (piloti dei bombardieri americani e tecnici di bordo furono addestrati in altre località e non a Tuskagee). Ebbero in combattimento 6 morti e, credo, 36 piloti abbattuti sulla Germania. Inizialmente erano stati comandati da ufficiali bianchi o portoricani, ma poi i superiori vennero scelti nelle loro file a cominciare da un personaggio romanzesco, Benjamin O. Davis Jr., figlio del primo generale di colore delle forze armate americane, ma che si era ostinato a frequentare l’accademia di West Point, dove patì quattro anni di feroci umiliazioni con i compagni che ostentatamente lo ignoravano e gli rivolgevano la parola solo per motivi di servizio. Davis tenne duro sino all’ultimo, durante la guerra diventò colonnello, e poi alla fine generale a quattro stelle. In quanto ai suoi piloti – soprannominati dai tedeschi, che si erano accorti della loro origine, “Schwarze Vogelmenschen”, ovvero “Uccelli neri” – si erano guadagnati nelle file americane il soprannome di “Red Tails” o “Red Tails Angels”, a causa dell’insegna color porpora dipinta verticalmente sulla carena dei loro apparecchi, tutti aerei da caccia tipici del periodo, e cioè inizialmente i P-40 Warhawks, poi nel Marzo ’44 i P-39 Aircobras, poi dal Giugno al Luglio 1944 i P-47 Thunderballs, e infine dal Luglio ’44 fino alla fine della guerra i P-51 Mustang, che divennero poi il simbolo stesso del loro reparto. Complessivamente i Tuskegee Airmen scortarono bombardieri su molti paesi europei e non sono sulla Germania, vennero accreditati di 109 apparecchi della Luftwaffe abbattuti (ma com’è noto i criteri di valutazione americani erano molto più approssimativi e tolleranti di quelli inglesi della Royal Air Force) e ricevettero numerose decorazioni: varie “Silver Star”, 150 “Distinguished Flying Cross”, 8 “Purple Heart”, quelle che spettano ai feriti, 14 “Bronze Star” e 744 “Air Medal”.
Solo sotto la presidenza di Clinton i Tuskagee Airmen furono pubblicamente ringraziati per quello che avevano fatto durante la guerra ed a questo tardivo riconoscimento si unisce l’omaggio esplicito tributato da Obama, che ha voluto invitare nominalmente i superstiti, ancora numerosi, alla cerimonia del giuramento.
Vorrei tornare sull’argomento Obama altre volte, ma qui ho anche già abusato troppo della pazienza di Chiara, che batte a macchina queste righe. Mi limito a fare un’osservazione. In questi giorni si è detto che egli era un tipico rappresentante degli Afro-Americani. Il che è vero e non è vero insieme. Come figlio di un kenyano, trasferitosi in America per studiare e poi tornato in Africa, egli è sicuramente “afro” molto più di milioni di americani dalla pelle scura i cui avi, però, sono stati portati di peso negli Stati Uniti, magari qualche secolo fa. In compenso sua madre è bianca, per cui il “mulatto” Obama è e non è un tipico rappresentante del popolo dei ghetti. Semmai un simbolo di un incrocio che con lui diventa anche un simbolico punto d’arrivo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Gentile Dottor Fava,lascio un saluto ed un ringraziamento per avermi segnalato il suo blog-jouurnal.Grazie a Chiara che raccoglie le sue preziose considerazioni, all'insegna, mi pare, del "prodesse et delectare".Cordialnmente, Andrea Guglielmino

renzo ha detto...

avevo 6 anni e la guerra stava per finire quando ho visto per la prima volta un uomo di colore. era un pilota, il suo aereo era stato abbatuto, prigioniero dei tedeschi. penso facesse parte dei tuskegee airmen.

Anonimo ha detto...

I firmly convinced, that you are not right. Time will show.