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18 gennaio 2012

BISCAGLINA NON ALLA BASCA MA ALLA GENOVESE

Minimo commento linguistico alla favolosa telefonata fra il Capitano di fregata De Falco e il Comandante Schettino della Costa Concordia.

L’incredibile ed esplosiva telefonata fra il Capitano di fregata Gregorio Maria De Falco della Capitaneria di porto di Livorno e l’ancor più incredibile Francesco Schettino Comandante della Concordia contiene  un minimo elemento linguistico che curiosamente mi indennizza, come genovese, in presenza di un avvenimento tragico che proprio Genova ha la sua capitale di armamento (anche se la proprietà della Costa Crociere è ormai americana e non più italiana). L’elemento a cui faccio cenno è la parola “biscaggina”, ripetutamente usata dal Comandante De Falco mentre rivolge a Schettino i suoi inutili rimproveri. Egli allude esplicitamente alla tipica scaletta di corda usata da moltissimi anni in marina, che è forse uno dei più antichi sistemi di locomozione verticale inventati dai navigatori. La cosa che mi ha colpito è che De Falco (credo sia campano come Schettino, il quale proviene da Meta di Sorrento, paesino, come Camogli, patria tradizionale di comandanti di mare) usa, come si è detto, la parola “biscaggina” che è la versione genovese dell’esatto nome italiano, e cioè “biscaglina”. La quale parola italiana denunzia l’evidente origine basca, come è esplicitamente indicato dal fondamentale “Grande Dizionario della Lingua italiana” del Battaglia. Che ne dà due significati: il primo, da me ricordato, di scala volante composta da due cavi di corda i quali sostengono due scalini orizzontali di legno, e quello di nave a vele quadre tipica dei marinai biscaglini. E precisa che prende origine dallo spagnolo “Viscaya”, cioè appunto Biscaglia, che ha poi echi francesi e provenzali (“biscaïen”, “biscain”, “biscayenne”, eccetera). Quello che dunque mi sembra interessante è l’uso che della parola genovese fa De Falco. Il quale sembra ignorare che la sua sia una versione dialettale, tanto evidentemente essa è entrata da secoli nell’uso marinaro, e che egli esplicitamente pronuncia all’italiana, poiché in genovese la pronuncia della “n” sarebbe tutta diversa e particolare.
E’ una minima soddisfazione all’interno di quella che io, in qualità di genovese, risento come una grande umiliazione. E, se vogliamo, come una riprova del vecchio detto che “la vita imita l’arte”. Non credo che vi sia uno sceneggiatore di film catastrofici il quale avrebbe il coraggio di inventare una telefonata come questa per un suo testo.
Nel “Corriere della Sera” di oggi il fondo di apertura sul tema è di Aldo Grasso, il quale giustamente rileva le caratteristiche di una telefonata che credo rimarrà nella storia della marineria. Vorrei muovere un minimo appunto ad una vecchia conoscenza come Aldo, il quale termina con la frase “Grazie capitano De Falco, il nostro Paese ha estremo bisogno di gente come lei”. Totalmente d’accordo con il senso della frase, mi permetto di far rilevare che probabilmente ad un ufficiale superiore di Marina da guerra (e quindi anche della Capitaneria di Porto) non ci si rivolge chiamandolo Capitano - l’elencazione burocratica dei gradi è generalmente sostituita, all’inglese, dalla parola “signore”- ma semplicemente Comandante.

7 commenti:

Rosellina Mariani ha detto...

Da "marinaia", ho molto apprezzato le tue osservazioni sul termine "biscaggina", da amante del mare sono perfettamente d'accordo con Aldo Grasso : meno male che ci sono comandanti come De Falco, di fronte a comandanti che hanno il triste pensiero di abbandonare la nave ferendo la nostra anima , tradendo il mare che non è traditore. Il mare può essere pericoloso,per chi non lo consce, ma mai vile.
Quella terribile telefonata mi resterà nel cuore per molto tempo e quel grido quasi rotto dal pianto: " Torni sulla nave comandante!" è un monito per tutti noi : facciamo le persone perbene, facciamo il nostro dovere. Punto e basta.
Grazie come sempre di questo prezioso articolo lontano da qualsiasi retorica.

Anonimo ha detto...

Credo per chiunque sia stato nella Marina Militare, la scala di corda è la "biscaggina" e Livorno è la patria ed il luogo dove si forgiano uomini di mare... grande orgoglio per tutto il personale impegnato nei soccorsi, si percepisce come un vero "comandante" si comporta in mare, impegnando ogni sua energia per la salvaguardia della vita!!!!!

Victor ha detto...

Gli "inutili rimproveri", di cui parla Fava; mi sembra di capire che l'inutilita'sia riferita al fatto che gli stessi non abbiano sortito alcun risultato.
In quel momento De Falco cercava di scuotere un soggetto chiaramente in stato di shock e questo giustifica la durezza di linguaggio usata.
Per quanto concerne il termine biscaglina,circa quarantanni fa, il mio istruttore di vela,un ligure con molta esperienza di mare e con una notevole cultura marinara, mi spiego' che si chiamava cosi' perche' molto usata nel Golfo di Biscaglia. A causa delle maree che raggiungono una escursione di anche sei metri, i pescatori lasciano ancorati i pescherecci a grossi pali, che ne garantiscono anche la stabilita',e usano per salire a bordo nei periodi di bassa marea, la predetta scala.
Chi va per mare sa' che il carattere dell'"uomo" viene fuori nei momenti di difficolta' e di pericolo. In quei momenti si vede chi sa vincere la paura e viceversa chi perde la testa.
Il doloroso naufragio mi ha fatto pensare ad un particolare di cui non ho trovato riscontri sui media:in un frangente simile dove il comandante ha perso la testa e si e' dimostrato incapace di intendere e di volere, possibile che il comandate in seconda non sia stato in grado di sostituirlo prendendo lui il comando?E gli altri ufficiali della nave, tranne l'eroico Capo Commissario, dove erano?

Anonimo ha detto...

Caro Claudio
Perdonami, ma da altrettanto Genovese e uomo di mare, non riesco a trattenere alcuni commenti, con affetto ed amicizia, al tuo gradevole scritto.
1) scrivendo di schettino, l'appellativo "comandante" suona quasi oltraggioso. Mi piacerebbe non vedere mai più i due termini accostati. "signor schettino" è già eccessivo. Schettino e basta è forse la soluzione migliore.
2) Altro accostamento ardito, tra Camogli e Meta di Sorrento. È un pó come se, parlando di tradizione industriale automobilistica, accostassimo Detroit a Termini Imerese.
L'arco di costa, infatti, che va da Savona a Sarzana, e che ha in Genova e Camogli le "capitali", fornisce il miglior valore umano alla marineria del mondo da più di un millennio. Non proprio da ieri. Nello stesso periodo, altrove, si sono coltivati ortaggi e prodotte mozzarelle. E ne vediamo i risultati.

Non me ne voglia anche l'amico anonimo, ma, con tutto il rispetto della recente tradizione marinara toscana, soprattutto militare, è dal 6 agosto 1284 che, anche quì, gli equilibri sono stati stabiliti.

Un'ultima nota sull'umiliante naufragio.
Detto tutto quanto c'era da dire, di male, sul grottesco comportamento dello schettino nel post-collisione, trovo ancora troppe baggianate sul tempo precedente, che, da marinaio, mi interessa di più.
Orrendo il termine "inchino", non marinaro né significativo; se al comando ed in navigazione mi fosse fatta simile richiesta, non saprei fare altro che piegare la schiena in avanti e sporgere le terga ...
In realtà, un passaggio ravvicinato ad un'isola con le batimetriche del Giglio è tutt'altro che azzardato, se la manovra viene compiuta con utilizzo di una minima parte di cervello. Insomma, analizzando quella sciagurata, ma non in sé pericolosa manovra, quello che appare chiaro é che, quella sera, al comando di una delle ammiraglie della flotta passeggeri Italiana (si, carnival é statunitense, ma ahimé Costa batte bandiera italiana ed arma a Genova...) c'era un tale con meno competenza e capacità del peggior diportista bergamasco. Senza offesa per i bergamaschi, ovviamente.

Enrico ha detto...

Quarant'anni fa avevo come insegnante di educazione fisica un ex marinaio.Fra gli esercizi c'era l'arrampicata : si poteva scegliere fra la pertica,la fune e la scala di corda coi pioli.Ricordo perfettamente la sua voce marziale che scandiva "salita a scoiattolo alla biscaglina" (salita a scoiattolo : prima mano destra e piede destro si attaccano a due pioli,poi mano sinistra e piede sinistro).Da qui il mio sconcerto nel leggere "biscaggina" sui giornali.Wikipedia,rifacendosi ad un dizionario di termini nautici,concede entrambi.La Treccani solo biscaglina.Ma ecco da lei,carissimo Fava,la spiegazione del tutto.E come sempre grazie.Se non vi fosse in primo luogo un terrbile dramma del mare, la vicenda sarebbe la versione nautica di un film della serie "L'aereo più pazzo del mondo" : il morbido rubacuori Schettino,il piacione medico di bordo che in un'ora soccorre cinque persone (!!!) e poi sbarca e così via.Mi tornano in mente il Comandante del Titanic,eroico ma incapace di organizzare nel migliore dei modi l'evacuazione della nave,e quello dell'Andrea Doria,eroico e basta.Che differenze abissali col nostro.
Un supertransatlantico che naufraga nel Mediterraneo!

Rosellina Mariani ha detto...

Ha ragione Anonimo (genovese e uomo di mare) :"Comandante" Schettino stride come il gesso sulla lavagna, " Signor" Schettino è fuori luogo perchè mi pare che di Signore ( nel termine classico e vero della parola) non abbia proprio niente.....dopo il "vabbuò" qualsiasi appellativo è molto molto arduo.....

Anonimo ha detto...

Leggo solo ora i commenti. In particolare, rimango basito di fronte a quello del signore genovese. E' ben vero che la marineria ligure ha fornito da tempo immemore i grandi capitani alla marina mercantile. Ma è anche vero che da diversi decenni i giovani liguri preferiscono qualsiasi mestiere fuorchè andare per mare.
Nella costiera amalfitana ci sono peraltro ottimi comandanti, e non da oggi. Altro che mozzarelle e ortaggi!
Sorrento e tutti i paesi della costiera sono marittimi fin almeno dal Sette-Ottocento, allorché fornivano capitani e marinai alla Marina borbonica. Senza tralasciare che Amalfi è stata una Repubblica marinara... o il signore genovese lo ha dimenticato???
Una marina, quella dei Borboni, che, per tonnellaggio e numero di natanti, era seconda in Europa soltanto a quella britannica. Poi arrivarono i Savoia... e il resto si sa com'è finito.