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29 gennaio 2010

Nella Svizzera francese sottovalutano la 'Ndrangheta


Ieri ho sentito il telegiornale della TSR, la televisione della Svizzera francese, che io raccomando a tutti perché ha una scelta varietà di argomenti, da cui sono in parte assenti gli episodi più terrorizzanti di cronaca nera, i quali costituiscono ormai i temi di fondo dei nostri TG. L’altro giorno una volenterosa annunciatrice dava notizie del Consiglio dei Ministri indetto da Berlusconi in Calabria, e in particolare delle novità a proposito della malavita organizzata esplicitamente menzionata dai verbali. Lo scrupolo della giornalista giunse a citare, parlando delle organizzazioni di stampo mafioso che purtroppo prosperano nel nostro Sud, la calabrese ‘Ndrangheta. La quale però, per un errore decisivo, veniva pronunziata ‘Ndranghéta, con l’accento sulla “e”, cambiando fondamentalmente le cose. È chiaro che la ‘Ndrangheta, detto in originale, rivela fin dall’inizio della parola un suono minaccioso, che risulta significativamente esplosivo alle orecchie di un italiano del Nord. Mentre invece la parola ‘Ndranghéta, così come era evocata dalla signora svizzera, ha un tono bonario, vagamente veneto (dranghéta, la “n” scompariva quasi), e semmai sembrava il titolo di una commedia dialettale di Angelo Musco. Non so quanti spettatori svizzeri-francesi la conoscano, ma è certo che ogni sapore di terribilità così scompare e rimane al massimo una notazione in una lingua straniera e poco familiare. Infatti, a giudicare dai frammenti di telegiornale ticinese utilizzati in Svizzera romanda, mentre in genere gli svizzeri tedeschi se parlano in “schwitzerdutch” – ma molti sanno il francese - sono sistematicamente doppiati, gli svizzeri italiani hanno la cortesia di rispondere direttamente nella lingua dell’interrogante, idioma che tutti più o meno padroneggiano largamente.
Le lingue sono fondamentali nei telegiornali, ed a maggior ragione i dialetti. Mi auguro che nelle redazioni della TSR questa piccola lezione venga scrupolosamente appresa. Ed io non sia più costretto in futuro a tapparmi le orecchie con le mani.
Claudio G. FAVA