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11 luglio 2011

A DOMANDA RISPONDE

INFORMAZIONI LE PIU' AGGIORNATE POSSIBILI PER QUANTO RIGUARDA ARNALDO BAGNASCO

Rispondo volentieri ad "Anonimo" che mi chiede informazioni aggiornate su Arnaldo Bagnasco, che lui ha conosciuto come conduttore di "Mixer Cultura". Mi fa piacere farlo perché Arnaldo è una vecchia conoscenza, di cui ho seguito le diverse mutazioni come attore, sceneggiatore, programmista televisivo e, appunto, punto di riferimento di trasmissioni Tv (la domanda è originata dal fatto che nella sua intervista Giovanni Minoli cita "Mixer" fra gli infiniti titoli da lui inventati e lanciati nel piccolo schermo). Diciamo che Arnaldo Bagnasco è nato nel 1936 a Dernice, piccolo comune in provincia di Alessandria. In realtà si tratta di una delle tante località confinanti con la Liguria che da questa regione (si pensi a Novi Ligure) hanno tratto caratteristiche etno-linguistiche. Infatti Bagnasco è un cognome tipicamente legato alla nostra regione (se lei consulta in internet gens.labo.net vedrà che la zona di appartenenza è prevalentemente ligure con fitte intrusioni in Piemonte). Comunque Arnaldo si è svolto completamente a Genova iniziando una complessa carriera in cui, via via, ha indossato i panni scintillati delle diverse attività che ho sopra specificato.
Ha iniziato molto giovane come attore (credo che la prima recensione a lui dedicata sia stata la mia riguardante una interpretazione alla "Borsa di Arlecchino", piccolo teatro sperimentale reso celebre in Italia da Aldo "Dado" trionfo).Ha fatto parte della compagnia goliardica "Baistrocchi" (come Enzo Tortora e Paolo Villaggio), per il "Cut" genovese esordisce come protagonista nel "Caligola" di Camus. Dal 1962 al 1965 lavora nella compagnia dello Stabile di Genova ("Il Diavolo e il buon Dio" di Sartre, "Ciascuno a suo modo" di Pirandello, "Il processo di Savona" messo in scena da Paolo Giuranna). Dal 1966 al 1968 è regista stabile della compagnia di Tino Buazzelli. Qualche anno dopo entra in Rai come programmista- diventerà poi dirigente- collaborando poi a molti sceneggiati di successo dell'azienda, fra cui appunto "Mixer Cultura", "Aspettando...", "Tenera è la notte", "Palcoscenico", eccetera.
Da dirigente diventerà poi capo struttura di Rai Tre per la Liguria, e con la riforma che affidò alle sezioni regionali della Rai ampie competenze di produzione e programmazione (fui chiamato da Roma a comporre la giuria di Genova del concorso che l'azienda aveva indetto proprio per assumere nuovi programmisti per questa specifica necessità: al primo posto si classificò l'allora genovese Enrico Ghezzi). Come capo struttura Arnaldo lasciò una impronta importante nell' ultimo momento di autonomia di cui godettero le sedi regionali dell' azienda (mi ricordo che quando venivo da Roma mi faceva improvvisare dei soliloqui alla radio...). Andato in pensione Arnaldo fu il primo presidente della Fondazione del Palazzo Ducale di Genova, inaugurando una tradizione tuttora valida. Vale a dire che fu posto alla guida del nuovo Ente chiamato a prendere posto nell'antica e decaduta sede del Doge genovese, completamente rinnovata e riattata. Palazzo Ducale divenne perciò la maggior attrazione di piazza De Ferrari, che segna il centro della città. Ormai affermato come sede di importanti mostre d'arte, Palazzo Ducale è stato l'ultimo ma sicuramente non il meno importante dei molteplici risultati dell'esperienza artistica e professionale di Bagnasco. Proprio per rispondere compiutamente alla richiesta di "Anonimo" ho cercato Arnaldo sia al telefono di casa a Genova che a quello di campagna. Purtroppo non ho avuto risposte e non posso dare informazioni sullo stato attuale della sua salute. So che diverse volte, e in particolare due anni fa, ha attraversato difficili momenti, ma mi dicono i suoi amici che si è ripreso bene. Credo che siamo in molti a compiacercene. Divido con lui l'imbarazzante coesistenza con un anonimo, che credo sia un sociologo, e che viene spesso confuso con Arnaldo nelle informazioni in Google. E' quel che capita anche a me con il mio omonimo Claudio, giornalista e politico catanese vicino a Nichi Vendola, che a ribadire l'affinità formale è figlio di un giornalista, Giuseppe Fava, detto Pippo fondatore de "I Siciliani", ucciso, a quanto sembra, dalla mafia. Anche mio padre si chiamava Giuseppe Fava, detto Peppino, a ribadire una curiosa iterazione dell'omonimia. Per fortuna io ho la "G" che mi salva...!
Giustifica

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grazie!