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3 gennaio 2013

RIFLESSIONI MARGINALI SUL COMMISSARIO MAIGRET


In occasione di un lungo brano su Simenon che ho scritto non molto tempo fa per la Cineteca di Bologna (Dvd di “La verità su Bebè Donge” e tre testi di commento, appunto uno dei quali è il mio)  mi sono riletto alcuni Maigret. Pescati a caso e in casa, senza nessun intenzione di valutazione e paragone. Si tratta di romanzi almeno in tre casi risalenti alla parte “di fondazione” del personaggio, e cioè gli anni’30. In ordine di data per quel che riguarda la prima pubblicazione in Francia. Ne do il titolo originale e quelli italiani, spesso numerosi per le vicissitudini editoriali che l’opera di Simenon ha attraversato in Italia. 
Ecco l’elenco dei libri che ho riletto posti nell’ordine prima ricordato. 

-Febbraio 1931: “Le pendu de Saint – Pholien” (titoli italiani: “Il viaggiatore di terza classe”, “Maigret e il viaggiatore di terza classe”, “L’impiccato di Saint – Pholien”). Simenon lo scrisse nell’autunno del 1930 nella villa M. Gloaguen a Concarneau. E’ il quarto romanzo della saga. 

-Novembre 1931: “La danceuse du Gai – Moulin” ( titoli italiani: “La danzatrice del Gai – Moulin”, “Maigret e la ballerina”, “Maigret e la ballerina del Gai – Moulin”, “La ballerina del Gai – Moulin”). Simenon lo scrisse nel settembre 1931 a bordo dell’ ”Ostrogoth” presso Morsang - sur – Seine. E’ il decimo romanzo della saga.

-Marzo 1934: “Maigret” (titoli italiani: “Maigret”,”Maigret e il nipote ingenuo”, “Il nipote ingenuo”). Simenon lo scrisse nel gennaio 1934 alla villa “Les Roberts” nell’isola francese di Porquerolles. E’ il diciannovesimo romanzo della saga. 

-Luglio 1947: “Maigret à New York” ( titoli italiani: “Maigret a Nuova York”, “Maigret a New York”). Simenon lo scrisse dal 27 febbraio al 7 marzo 1946 a Sainte – Marguerite, Québec, Canada. E’ il ventisettesimo romanzo della saga. 


-Dicembre 1957: “Maigret voyage” ( titoli italiani: “Maigret viaggia”, “Maigret si mette in viaggio”). Simenon lo scrisse dal 10 al 17 agosto 1957 a Noland, Svizzera ( Noland, in inglese “No terra”, è il nome inventato di una cittadina elvetica che Simenon, probabilmente per motivi fiscali, indicò come sua residenza elvetica e che, in particolare, per quel che riguarda il personaggio Maigret  usò dal dicembre 1957 al luglio 1964 per 12 romanzi della saga). In particolare “Maigret voyage” occupa, nella lista complessiva il 50° posto. Dopo aver tanto viaggiato in Francia e negli Stati Uniti, come è noto Simenon si trasferì in Svizzera e, pur cambiando casa, visse sempre nella confederazione e in Romandia. 

Come è noto il primo romanzo “ufficiale” con Maigret è “Pietr - le - Letton” del maggio del 1931 e l’ultimo, che si situa pertanto al settantacinquesimo posto, è “Maigret e monsieur Charles”, cioè “Maigret e il signore Charles”, del luglio 1972. La saga è affiancata anche da 28 novelle che hanno Maigret come protagonista.
Non mi ricordo chi scrisse che un lettore appassionato di Maigret si accorge subito dalle prime pagine se si tratta di “un buon Maigret”, di “un Maigret mediocre” o di “un Maigret andante”. Debbo dire che è una sensazione che ho sempre avuto anch’io. Ad esempio per quel che riguarda questi cinque libri scelti casualmente quello che mi è apparso nettamente il migliore è “Maigret voyage”, che appartiene già, come ho scritto prima, al periodo svizzero dello scrittore, ormai guarito dal lungo vagabondaggio americano. L’esperienza di Maigret alle prese con la morte di un importantissimo “Tycoon” inglese in un albergo parigino di gran lusso, ribadita in un rapido viaggio esplorativo in un grande albergo di Losanna e all’ “ Hotel de Paris” di Montecarlo (ci sono stato e la descrizione mi sembra impeccabile), credo possa considerarsi un piccolo classico. La scoperta di un mondo extra lusso, dove un esercito di contabili, impiegati, barmen, cameriere, camerieri, raffinati dirigenti d’albergo si occupa a tempo pieno di clienti molto ricchi che vengono accuditi come bambini cresciuti (dal biglietto aereo a quello del teatro, dalla prenotazione – consiglio al ristorante di pregio alla sosta al bar) e che dal canto loro hanno la tendenza a incontrarsi sempre negli stessi luoghi ed a servirsi negli stessi negozi raffinatissimi e costosissimi. Il forte senso delle realtà sociali, che è una delle caratteristiche più articolate di Simenon scrittore (con o senza Maigret) gli consente, ad esempio, la straordinaria occhiata che gli riesce a proiettare all’interno di un albergo di lusso. Da un lato i corridoi fastosi, i bar e i ristoranti al massimo dello chic, i grandi saloni dove un numerosissimo popolo adorante di addetti  di ogni titolo  si occupa soltanto del benessere degli ospiti. Dall’ altro lato un mondo contrario, parallelo e coesistente: basta varcare una porticina di servizio per trovarsi in un piccolo universo di corridoi stinti, dove un popolo malvestito o in canottiera si aggira quasi cupamente in attesa di finire il proprio lavoro per rientrare nella parte “nobile” del palazzo (è una sensazione che, per quanto possa sembrare paradossale, provai una volta anch’io: in un grande albergo di Parigi ero caduto ed avevo battuto la faccia. Guidato dall’infermiera dell’hotel, in attesa di essere condotto in uno studio medico, provai esattamente lo stesso straniamento che Maigret avvertì mentre passeggiava all’interno dell’albergo. E mi ricordo che, nonostante il dolore al volto, fulmineamente pensai anch’io all’esperienza del Commissario ed all’intuizione di Simenon). 
Un’ altra osservazione che mi è venuta istintiva, rileggendo questi cinque romanzi, è che l’automatico rinvio mentale al mondo di Maigret come un universo strettamente composto da lui e da i suoi collaboratori abituali (penso ai più fedeli: Lucas, Torrence, Janvier e il “piccolo” Lapointe) non è sempre valido. Ad esempio “La ballerina del Gai – Moulin” si svolge nella città natale di Simenon, Liegi, dove Maigret è in trasferta, “Maigret a New York” si svolge appunto nella grande città americana dove, anche qui, il commissario si trova paradossalmente in trasferta, eccetera. La sensazione che ho sempre avuto fortissima, e cioè che quelli del ciclo Maigret siano sempre tipici “romanzi gialli da Commissariato” (è un sotto genere specifico e affascinante: si pensi alla saga dell’87° Distretto di Ed McBain) si rivela inesatta e in parte infondata anche in un vecchio lettore come me.
Tutti gli altri romanzi di Simenon che ho prima citato sono in edizione italiana (tre di Adephi ed una di Mondadori) mentre “Maigret viaggia” è in una edizione francese de le “Presses de la Cité”, casa editrice che Simenon adottò di colpo in un particolare snodo della sua carriera. La copia che ho io - ricordo, come ho detto prima, che il romanzo è del 1958, è stata stampata nel giugno del 1982 dalla “Imprimerie Bussière” di Saint – Amand (Cher) – è pertanto relativamente recente ed apparve in un momento in cui la fama di Simenon era ormai universalmente riconosciuta. Per cui è difficilissimo capire perché uno dei personaggi, la contessa Palmieri (francese di nascita ma nostra connazionale perché ha sposato uno scioperato conte italiano) si chiami appunto Palmieri sino ad un certo punto del romanzo (ad esempio a pagina 17, 29, 31, 55, 57) per diventare poi, senza una parola di spiegazione, la contessa Palverini (ad esempio a pagina 99, ma a pagina 100 è già di nuovo Palmieri) e forse tornando successivamente alla prima versione. Il testo originale francese consente un’ulteriore riprova dell’incomprensibile alternanza di cognomi. Ad un certo punto in una telefonata di servizio alla ricerca della contessa si specifica, come può capitare a voce, che il nome è come quello degli alberi della Promenade des Anglais (cioè le palme, in francese palmier, con una “i” in fondo). Quindi l’intenzione di indicare il nome Palmieri è evidentemente esplicita e determinata. 
Mi chiedo che cosa possa essere successo e come mai, se si tratta di un refuso (ma che cosa potrebbe essere, altrimenti?), non sia stato mai stato corretto, nel libro di uno degli scrittori che era il vanto della casa editrice. Forse si tratta di uno di quegli errori di stampa, che i collezionisti adorano (magari la copia che posseggo riveste un grande valore!). Oppure nasconde qualcosa che mi sfugge. Faccio un esempio: nella immensa quantità di fonti e di voci su Simenon che si ritrovano in internet, ve n’è una in inglese (all’indirizzo www.trussel.com) intitolata “Maigret Encyclopedia”, ove sono schedati centinaia di nomi di personaggi dei romanzi. E quindi anche la contessa Palmieri, di cui si dice letteralmente: 
Palmieri: [In original, Countess Louise Palmieri. In translation, Palverini] M said Palmieri, like the trees on the Promenade des Anglais, palmier with an i. [1957-VOY]
Come si vede la frase che ha un senso in francese (palmier, Palmieri) è tradotta letteralmente ma si accetta in modo misterioso il cambio d’identità …. : “in translation, Palverini”. Ma quale “translation”, quale traduzione? E’ un piccolo mistero che Maigret non aveva previsto e, soprattutto, che non aveva risolto …
Per ora mi fermo qui. Mi farebbe piacere se a qualche lettore interesserebbe conoscere qualche altra eventuale “digressione” maigrettiana.

Intanto auguri a tutti.

6 commenti:

Principe Myskin ha detto...

A me post sul Commissario Maigret interesserebbero molto, grazie.

Gianni Dello Iacovo ha detto...

Il refuso potrebbe essere provocato da una copista che ha male interpretato la calligrafia di Simenon.
A me di Simenon ha colpito un libro non di Maigret, le finestre di fronte, nel quale dà, senza averla vissuta personalmente, una descrizione del comunismo come altri hanno fatto solo molti anni dopo. E' vero che lo scrisse senza essere mai stato in Russia?

Giulio Fedeli - Villasanta (MB) ha detto...

Sottoscrivo in pieno il commento di Principe Myskin, pertanto -affinché il messaggio arrivi forte e chiaro - ne ripeto le parole: A me post suk Commissario Maigret interesserebbero molto, grazie.
Ho una piccola aggiunta per "Maigret voyage" (che non ho letto). Nel volume "L'Univers de Simenon", sous la direction de Maurice Piron, Presses de la Cité, Parigi 1983, le pagine 356 e 357 sono dedicate all'analisi di questo romanzo. Nella sezione "Autres personnages principaux", è citata la COMTESSE LOUISE PAVERINI (sic!), née La Serte, 39 ans, Française devenue italienne par mariage avec le comte Marco PAVERINI.
Anche nel riassunto della trama il cognome citato è sempre PAVERINI.
Il piccolo mistero si ingarbuglia ancora un poco!
Grazie e saluti.

Gianni Dello Iacovo ha detto...

Simenon è stato un autore molto prolifico, che scriveva i suoi libri in pochi giorni. E' lecito ipotizzare che anche l'editing fosse veloce, e magari con la velocità le diverse grafie di cognomi stranieri possono sfuggire.

Rosellina Mariani ha detto...

Non solo mi interesserebbe qualche altra " digressione" su Maigret, ma mi auguro che arrivino presto!
Ho appena comprato il cofanetto(DVD + libro) della Cineteca di Bologna "Simenon al cinema": "La verità su Bebè Donge" che vedrò al più presto!
Grazie e non farci mancare per troppo tempo tue notizie

Gio Perucca ha detto...

I commenti su Maigret (libri o film) sono sempre molto interessanti, spero di leggerne altri.
In effetti, pur non avendo letto il libro in questione, la storia del doppio nome mi ha incuriosito. Ho trovato sul sito dell'associazione Jacques Rivière e Alain Fournier questa spiegazione: " la comtesse Palmieri (quarante ans) — née Louise La Serte, devenue italienne par son premier mariage avec le comte Marco Paverini, dont elle est divorcée ". Non conoscendo l'opera non so se sia una spiegazione convincente, in ogni caso credo che cercherò il libro e lo leggerò al più presto!
Il collegamento al sito di cui parlo è:
http://www.association-jacques-riviere-alain-fournier.com/reperage/simenon/notice_maigret/note_maigret_Maigret%20voyage.htm