Blog - Crediti


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5 febbraio 2013

L'OSSERVATORE GENOVESE

VISTO CON IL MONOCOLO

Come ho preso l'abitudine da qualche tempo, ricopio qui la puntata di domenica 3 febbraio della mia rubrica "Visto con il monocolo" del Corriere mercantile. Per la verità il tema dei tatuaggi l'avevo già affrontato in passato nel Blog, ed esattamente nel brano "A fior di pelle e a fior di Libia" pubblicato il 21 settembre 2011. Mi si perdonerà se sono tornato su un tema che, lo confesso, da un lato mi incuriosisce e dall'altro mi spaventa. Ecco qui di seguito il testo della rubrica.


LE VOCI STENTOREE DEI TATUAGGI MUTI

Alla voce “tatuaggio” il Grande Dizionario del Battaglia dice con eleganza: “macchia cutanea permanente per lo più praticata per fini ornamentali con aghi elettrici o con qualsiasi oggetto appuntito introducendo nello spessore del derma sostanze di varia natura chimica (…) o per scarificazione introducendo materiali in incisioni profonde.” Il termine è di origine polinesiana e ci conduce alla duplice origine di questo penetrante grafismo sulla pelle umana, su quella “bianca” e su quella “scura”. Ma se fra i popoli da noi lontani ha in genere carattere etnico e tribale (Andamanesi, Pigmei africani, Ona della terra del fuoco, Neri dell’Africa centrale, eccetera) fra gli europidi spesso, almeno in passato, fu riservato a categorie molto speciali, non di rado affondate nella delinquenza, come dimostrarono le analisi di Lombroso. E come del resto ci ricordano gli studi contemporanei sui tatuaggi criminali russi ed anche quelli condotti in passato sui tatuaggi programmatici della malavita francese (alla Guiana i “fort-à-bras” dell’epoca di Papillon erano tutti orgogliosamente tatuati).
Ma che cosa è successo in questi ultimi anni? Perché le città europee si sono popolate di bottegucce di tatuatori? Perché tutti i calciatori delle nuove generazioni appaiono istoriati da tatuaggi sulle braccia, sul collo, sul dorso? Perché i giovanotti non calciatori ma tifosi li imitano con la stessa tenacia quasi religiosa? Si ha a volte la sensazione che i giovani siano stati colti da una sorta di inascoltabile urgenza d’ oratoria dermatologica. Come se volessero comunicarci qualche messaggio importante che sono tuttavia consapevoli di non riuscire a tradurre in parole pronunciate o scritte. Un’oratoria misteriosa affidata alla vetrina del corpo, nella stessa misura in cui i capelli (si pensi a quelli spaventosamente dritti di El Sharawi) e i crani rasati o irti di subitanei frammenti di capigliatura o segnati da misteriosi rettangoli di calvizie, tracciati da feroci barbieri, sembrano voler partecipare anch’essi ad un muto discorso di un popolo giovanile che in compenso non legge più giornali, e forse non legge del tutto. E parla per simboli.
A pensarci mi viene, per affinità, la pelle d’oca.
Claudio G. Fava
(battute: 2.206)

2 commenti:

Rosellina Mariani ha detto...

Grazie per questo bellissimo articolo. Giorni fa passando casualmente davanti al televisore acceso , un ragazzo tatuato in tutto il corpo ( perfino nelle orecchie ) ha soffermato la mia attenzione. Non so se fosse un Festival dei Tatuati, ma mi sono chiesta, senza sapermi dare la risposta, cosa potesse spingere un ragazzo a questa strana follia. La risposta è nel tuo articolo.
Grazie ancora

Enrico ha detto...

C'è un'altra usanza incomprensibile fra gli sportivi,oltre ai tatuaggi multipli : indossare vistose paia d'occhiali "da vista" finti (ossia con lenti non graduate) : hanno iniziato i pagatissimi giocatori di basket americani,ma ho già visto El Sharawi a una conferenza stampa inforcarne un paio (magari lui ne ha realmente bisogno ma è lecito dubitare).Il commento più comune e scontato degli ipertatuati è "faccio di me stesso un'opera d'arte" oppure "ognuno di essi è legato ad un ricordo".Penso al bravissimo attore Johnny Depp che quando stava insieme all'altrettanto brava Winona Ryder si fece tatuare sul deltoide "Winona forever".Quando tutto finì lo mutò in un etilico "Wino forever".Oltre agli sportivi (calcio e rugby in primis),particolarmente amanti dei tatuaggi sono i musicisti rock : ricordo tre virtuosi della chitarra elettrica : il grande bluesman Johnny Winter ,Dickey Betts della Allman Brothers Band e Brian Setzer degli Stray Cats.Sugli avambracci di Sean Connery i tatuaggi fanno degnissima figura.