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24 giugno 2008

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


LUX

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
di Dino Risi

italia – Colore
Anno: 1971 - Scenario: Age e Scarpelli – Foto: Sandro D’Eva – Mus.: Carlo Rustichelli – Scenogr.: Luigi Scaccianoce - Mont.: Alberto Gallitti – Arred: Enrico Sabbatini - Interpreti: Ugo Tognazzi (giudice Bonifazi), Vittorio Gassman (ing. Lorenzo Santenocito), Yvonne Furneaux (Lavinia, sua moglie), E. Galleani, M. Cimarosa, R. Baldini, F. Angrisani, P. Tordi, S. Stefanelli, ecc. – Prod.ne: Edmondo Amati per FIDA – Distr.ne: FIDA Cinematografica.

Regia: 7 – Scenario: 7 – Fotografia: 6 – Attori: 7 – Media voto: 7.

Uno dei film più vivaci fra quelli diretti negli ultimi anni da Dino Risi – regista dotato e spavaldamente esperto, ma assai spesso propenso, o costretto, a buttarsi via in film indegni del suo scorrevole talento – ed è una delle sceneggiature più furbesche stilate da Age e Scarpelli; coppia fertilissima, rotta a tutte le astuzie del mestiere e non di rado brillantemente scattante nel cogliere al volo gli umori e i risvolti del momento e dei tempi. I quali, sia sa, sono adesso favorevoli al film “giudiziario”, intinto centralmente o collateralmente, di implicazioni politiche o parapolitiche. Ed ecco dunque prontamente sul mercato questo testo astuto e furbesco, amarognolo e, al bisogno, facilmente farsesco, e pronto a concludersi con ambigua e insieme univoca intenzione moralistica e provocatoria; con una sorta di sberleffo fin troppo palese, in cui si preferisce pigliar la via della menzogna per far trionfare la giustizia.
Film di farsa moralistica, “In nome del popolo italiano” è anche, come i titoli di testa apertamente indicano, film di mattatori. Il prevedibile duello Tognazzi – Gassman (non è certo il primo: si pensi ad un altro film di Risi, “I mostri”) si conclude con una chiara vittoria dai punti di Tognazzi , che ritaglia con amara diligenza il suo personaggio di magistrato modesto,ironico, severo, aggressivo e rabbiosamente deciso a far trionfare la giustizia, per quanto gli riesce in un mondo tutto dominato da scandali immobiliari, lassismo, facili e difficili complicità. Gassman, dal canto suo nei panni di un industriale miliardario, logorroico, truffaldino, spaccone (ma fondamentalmente innocente, seppure fortissimamente indiziato per la morte di una ragazza squillo) sbandiera tutti i risvolti grotteschi che il suo personaggio tipo, quale il cinema italiano di successo ci ha fatto conoscere in questi ultimi dieci anni, porta con sé in omaggio ad una tradizione ormai cristallizzata.
Age e Scarpelli, sempre furbescamente attenti a particolari del genere (la scuola del giornale umoristico e del cinema comico di rapido smercio a cui si sono formati, qualche cosa insegna) gli hanno foggiato un linguaggio “ad hoc”, fitto di neologismi barbarici da tecnocrate, che costituisce una delle invenzioni più azzeccate, per ovvia che sia della prima parte del film. Il quale, nel complesso, rivela quell’impasto diseguale ma collaudatissimo di occhiate rabbiose sulla realtà e di pronti accomodamenti miranti alla risata immediata ed alla facile distorsione ironico-polemica propria di un certo cinema nostrano che è comunque segno di sicura professionalità fin alla punta dei capelli, in una cinematografia spesso altamente dilettantesca.
Nella sua bifida ambivalenza – il giudice compie un reato, e volutamente il film ci obbliga a simpaticizzare con lui – nella sua commistione di facili astuzie e di invenzioni, magari mai risolte, ma assai graffianti nelle intenzioni (si veda l’impudica losca, sciamannata gioia finale dei tifosi per una partita di calcio vinta dall’Italia contro l’Inghilterra) “In nome del popolo italiano” trova una sua autonomia ed una scaltra dimensione.

Claudio G. Fava (“Corriere Mercantile”, 27/12/1971)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good

Anonimo ha detto...

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