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2 settembre 2013

L'OSSERVATORE GENOVESE

Come ogni Lunedì pubblico la puntata di Domenica della mia rubrica sul "Corriere Mercantile". Se non abbiamo sbagliato i conti con la prossima puntata (la cinquantaduesima!) si compirà un anno esatto da che "Visto con il Monocolo" viene pubblicato sul mio vecchio giornale. Per festeggiare l'occasione ho in mente un piccolo piano di cui vi terrò al corrente. 
Faccio presente che nel frattempo sono giunti diversi contributi sul Blog. Cercherò di rispondere al più presto.
Cordiali saluti a tutti

VISTO CON IL MONOCOLO

CHE BARBA OSTENTARE LA BARBA
Da sempre gli umani hanno cercato di comunicare dei messaggi agli altri attraverso un complesso giuoco articolato sui peli. Quelli del capo per le donne e quelli del capo e al tempo stesso del viso per gli uomini. In particolare un valore simbolico hanno sempre assunto i diversi modi di considerare la barba. Ad esempio per gli ebrei era un attributo simbolico di Dio e raderla era un segno di lutto. Per i romani dal 300 a.c. bisognava radersi, poi fino a Settimio Severo la barba divenne una moda sia corta che fluente. Nel medioevo per i popoli germanici la barba rasa era un segno di subordinazione. Per secoli l’Europa fu un continente di barba e di baffi, ma l’uso diminuì dopo la prima guerra mondiale, rimanendo tuttavia un segno distintivo di alcuni atteggiamenti mentali o politici: l’ampia barba a raggiera di molti ideologi di sinistra oppure quella controllata e ben scolpita di certi gerarchi fascisti di buon livello (da Dino Grandi a Italo Balbo).
Al giorno d’oggi, come è facile constatare guardandosi in giro, la barba è tornata, ma con una sorta di incertezza furbesca e (forse involontariamente) ammiccante. C’è quella volutamente disordinata e invadente che popola il viso di Pirlo (centrocampista juventino da sempre glabro): suggerisce l’idea che il portatore si sia arreso ad una sorta di presa di potere extraterrestre. C’è poi l’altra moda, quella diffusa fra i politici, i tuttologi di professione e i protagonisti di dibattiti televisivi (sono appunto loro): una peluria fitta e disordinata che invade furtivamente le guance, senza che si riesca a capire se il soggetto si sia dimenticato di radersi, abbia deciso di farsi crescere una barba lunga ma ancora corta o abbia veramente deciso di portarla così. Sui volti torvi i peli si articolano con orgoglio furtivo disseminati di colori: un po’ grigi, un po’ bianchi, un po’ neri, e magari d’altra tinta ancora. Tutti insieme essi riescono a comunicare (anche più della barba di Pirlo), una sensazione di sostanziale fallimento, come se l’essere al bivio fra la vita e la morte diventasse una sorta di messaggio simbolico impartito dai singoli volti a tutto il resto del mondo.
A me danno un senso di complessiva tristezza.

4 commenti:

Luigi Luca Borrelli ha detto...

Concordo con lei. Negli ultimi due anni mi è capitato molto spesso di intraprendere questa discussione di costume. La barba, specialmente incolta, è tra i ragazzi della mia età - soprattutto se studenti -addirittura ormai in maggioranza, spesso tra i più vanesi e superficiali umanisti. Tornando di moda si è ovviamente svalutata. Avrebbe la pretesa di essere un' ostentazione radical-chic e libertaria, ma ormai è purtroppo scaduta a connotato da ragazzo medio. Pensiamo al Jovanotti di turno : la sua è la barba della più pura mediocrità sinistrorsa, pseudoconciliante e falsamente alternativa.
L' uso romano occidentale classico prevede come lei diceva la rasatura. Cesare si lasciò crescere la barba nel corso della campagna gallica solo per vendicare un grave insuccesso militare. Invece l' uso romano-orientale, più greco che latino, la annoverava tra le sue caratteristiche anche formali (pensiamo a Belisario, che di certo non un filosofo ).
Non è questo un buon tempo per portare la barba perché si è in pessima compagnia, io credo.

Enrico ha detto...

Umberto Eco senza la barba appare meno autorevole.Pirlo con la barba sembra detenuto nel castello d'If con Dantès e Faria.Jovanotti dà l'idea d'aver bisogno di un buon bagno.Ascanio Celestini ...una camicia di forza? Sean Connery trasmette l'idea di una serena vecchiaia,dopo troppi Martini agitati non mescolati.Quali ghiottonerie si nascondono nella barba di Edoardo Raspelli? Franceschini...che barba!

Rosellina Mariani ha detto...

Come sei dotto anche sulle barbe!
Sono sincera non so dare un mio giudizio. Ci sono persone che secondo me sono nate con la barbae stanno benissimo e altre che sembra vogliano nascondere qualcosa!
Grazie per questo articolo

Giulio Fedeli ha detto...

Che elzevirino delizioso! Complimenti. E complimenti al piacevole e intelligente commento di Enrico. In definitiva ha ragione Rosellina Mariani: è possibile immaginare Hervé Dumont senza il suo favoloso pizzo bianco, o Enno Patalas senza quegli eccezionali basettoni? Per parte mia, porto da sempre un pizzo con baffi, omaggio sincero a un mio professore di matematica che ho molto apprezzato. Ma vogliamo cogliere questa occasione per ricordare e -soprattutto- lodare Giuliano Imperatore, colui il quale percorse in senso contrario i ponti della storia? Giuliano (un po' a scuola, soprattutto a catechismo, mi insegnarono ad associargli l'appellativo di Apostata), è stato una delle maggiori figure della tarda antichità, e in polemica con gli Antiocheni scrisse il trattato satirico "Misopogon", ovvero "nemico della barba", che egli portava in quanto studioso di filosofia. Nel "Misopogon" ci sono alcune righe dedicate a Lutezia (Parigi, naturalmente) che val la pena riportare: "Mi trovavo a svernare nei pressi della cara Lutezia; i Celti chiamano così la cittadina dei Parisii. E' un'isola non grande, posta sul fiume, e un muro la cinge tutta intorno, ponti di legno permettono il passaggio da entrambi i lati, e raramente il fiume cala o si ingrossa, in genere rimane uguale d'estate e d'inverno, offrendo un'acqua dolcissima e purissima a chi vuole vederla e berla."
Magari i nostri sciagurati governanti leggessero Giuliano! Ecco cosa dice di lui il Professor Arnaldo Marcone, grande specialista: " Il riordino del bilancio dell'impero richiedeva anche la massima attenzione nel settore della spesa. Giuliano cercò di risparmiare nella misura del possibile, incominciando da se stesso. Tagliò il personale di corte e ridusse la consistenza del corpo di guardia e vegliò a che, nel settore delle opere pubbliche, non si desse inizio a nuovi lavori prima della conclusione di quelli in corso."
Capito? Viva la barba di Giuliano, imperatore pagano.