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24 settembre 2013

RICORDO COMMOSSO DI LUCIANO VINCENZONI

Sono già arrivati tre post dedicati a Luciano Vincenzoni e tutti e tre hanno la gentilezza di menzionare le telefonate-interviste che io ebbi con lui e che pubblicai nel Blog. Mi è rimasto il senso di colpa di non avere attivato un ulteriore telefonata, che penso sarebbe stata di estremo interesse per molti appassionati, centrato su un tema che in precedenza aveva appena sfiorato. E cioè l’enorme quantità di amicizie e conoscenze che egli, in almeno 15 anni di stabile soggiorno a Hollywood, aveva intessuto con attori e registi famosi. Me ne aveva fatto cenno una volta quando, quasi casualmente, mi aveva parlato del rapporto di amicizia intessuto con Tony Curtis in occasione di un soggiorno europeo dell’attore, durante non so più quale Festival internazionale. Mi accorsi che avrei potuto moltiplicare i suoi ricordi su decine e decine di persone famose. Poi, colpevolmente, rimandai la telefonata e intanto la salute di Luciano peggiorava. Fino a quando ha dovuto essere assistito dai famigliari, e particolarmente da una figlia di cui non parlava mai ma che sembra lo abbia curato con molta affezione. Negli ultimi tempi il regista Claudio Costa, autore nel 2008 di un prezioso documentario su Vincenzoni intitolato “Il falso bugiardo”, mi teneva informato sulla salute di Luciano che peggiorava di giorno in giorno, per cui fui ovviamente obbligato a rinunciare al mio progetto. “Il falso bugiardo” prendeva in qualche modo le mosse da un libro di memorie intitolato “Pane e Cinema” che Luciano aveva pubblicato nel 2005 e per il quale aveva voluto, molto affettuosamente, che io scrivessi la prefazione. Nel documentario di Costa ci sono molte e disparate testimonianze di persone che ricordano la straordinaria carriera di Vincenzoni, inventore di “storie” cinematografiche a piè sospinto. Fra gli intervenuti ricordo Furio Scarpelli (Luciano lavorò con piacere con lui e con Age) e Dino De Laurentiis, che battezzò clamorosamente la sua carriera comprandogli tutti insieme sette soggetti di film durante un colloquio frutto di una irruzione, non autorizzata. E poi altri personaggi notissimi, come Tullio Kezich, Felice Laudadio, Giorgio Capitani, Enrico Vaime, Vittorio Sgarbi, via via sino a Carlo Lizzani, che per fortuna era presente nell’ufficio di De Laurentiis e si rese garante per lui quando vi piombò inaspettatamente Vincenzoni.

C’è tutto un largo frammento dell’esistenza privata di Vincenzoni, che avrei voluto e dovuto chiarire nella telefonata che non ebbe mai luogo, e cioè quello della passione di Luciano per il gioco d’azzardo. I suoi racconti sulle incursioni che egli compì nei principali Casinò della Costa Azzurra erano da soli un romanzesco soggetto per un film, in cui si mescolavano clamorose vittorie e sconfitte al tavolo della “roulette” e lampeggianti presenze di personaggi famosi che uscivano dai “privè” in cui per lungo tempo non fu ammesso e dove soggiornavano i nomi più famosi della mondanità e della finanza. Credo si debba anche ricordare l’affetto autentico e la profonda devozione che Luciano nutriva per alcuni personaggi decisivi nella storia del cinema: da Pietro Germi, con cui collaborò con grande successo ma con il qual ebbe anche scontri memorabili, a Billy Wilder, l’autore cinematografico che egli amò sopra tutti gli altri.

Vorrei ricordare che la mia amicizia con Luciano nacque tardivamente. Non durante i 25 anni in cui vissi a Roma per lavoro, ma quando ero già tornato a Genova. Egli leggeva la posta con i lettori che io intrattenevo in una piccola rivista, “Film Doc”, pubblicata a cura dell’AGIS di Genova. Mi scrisse, gli risposi e in breve diventammo molto amici. Proprio pochi giorni fa mi ricordai di come egli fosse addolorato del fatto che poco o punto ci si ricordava di Pietro Germi, e del suo indubbio talento di uomo di cinema, proprio perché mi venne fra le mani un numero speciale di una rivista dedicato al regista genovese, nel quale c’era anche un mio articolo su Germi “giallista”. Mi è rimasto il rimpianto di non avere inviato a Luciano una fotocopia del testo, ma forse era troppo tardi.
Giusto per stimolare la fertile memoria dei lettori ricordo qualcuno dei titoli in cui Luciano ha lasciato la sua impronta decisiva come soggettista e/o sceneggiatore. Da “Hanno rubato un tram” (1954), suo esordio come soggettista, gli anni 50-60 furono fitti a diverso titolo di film famosi o comunque importanti come “Il ferroviere” (1956), “La grande guerra” (1959), “Il gobbo” (1960), “Crimen” (1961), “La cuccagna” (1962), “Sedotta e abbandonata” (1964), “La vita agra” (idem), “Signore e Signori” (1965), “Per qualche dollaro in più” (idem), “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966), “Un tranquillo posto in campagna” (1969), e un contributo di alto livello in “Noi donne siamo fatte così” (1971) di Dino Risi. Nei decenni successivi la presenza di Luciano nel cinema è stata ancora intensa ma ancor più come scenarista in proprio, come “Script doctor”, vale a dire come insuperato “verificatore” di sceneggiature altrui, da rivedere e da migliorare in modo decisivo.

Naturalmente in questo nuovo secolo il cinema, arte e industria crudele come poche, non ha più fatto ricorso a Luciano con la stessa intensità e regolarità di una volta. Ma è questo un penso che tutti noi che invecchiamo abbiamo pagato o abbiamo già dovuto pagare alle regole feroci dell’esistenza. Queste mie righe sono tuttavia una testimonianza che Luciano non sarà dimenticato così facilmente.

10 commenti:

PuroNanoVergine ha detto...

Sull'Unità di oggi c'è un bell'articolo di Alberto Crespi in ricordo di Luciano Vincenzoni.
Fra le altre cose si menziona il fatto che il soggetto de La grande guerra fosse ispirato a un racconto di Maupassant (I due amici).
Abilità di uno sceneggiatore credo sia anche quella di saper adattare idee altrui inserendole in un contesto differente.

Rosellina Mariani ha detto...

Peccato quella telefonata non fatta! Sarebbe stata un'altra lezione di cinema sia da parte sua che da parte tua.
E' vero Luciano Vicenzoni non sarà dimenticato facilmente e il bel documentario di Claudio Costa , che ho molto apprezzato, ce lo ricorderà!

Giorgio ha detto...

Grazie di questo bellissimo articolo/ricordo, sono ancora addolorato per la scomparsa. Vincenzoni aveva visto il formarsi del cinema, ma anche la fine, aveva lavorato Italia e in America e credo che nessuno più di lui fino ad oggi ci poteva raccontare nel suo modo incredibilmente narrativo, storie di cinema. Ricordiamoci anche che fu l'unico italiano a far parte del sindacato degli sceneggiatori americani (Screen Writers Guild) e questo la dice tutta sul suo valore di grande sceneggiatore.

Principe Myskin ha detto...

Grazie anche di questo bellissimo articolo, che ha l'ulteriore, prezioso pregio di suggerire un percorso di film da rivedere.
In effetti, dalle due telefonate zampillavano gli episodi di una vita veramente mirabolante (alcuni episodi raccontati mi si sono stampati nella mente con una intensità e freschezza sorprendente).

RONIN FILM PRODUCTION ha detto...

Grazie Claudio per il bel ricordo di Luciano!
A presto

RONIN FILM PRODUCTION ha detto...

dagli USA

http://www.nytimes.com/2013/09/26/movies/luciano-vincenzoni-screenwriter-of-spaghetti-westerns-dies-at-87.html?_r=0

RONIN FILM PRODUCTION ha detto...

da Treviso :

http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cultura_e_tempolibero/2013/23-settembre-2013/cinema-morto-vincenzoni-papa-signore-signori--2223249584441.shtml

Enrico ha detto...

viciori 102Fra tanti gioielli di film ricordo con piacere "Crimen" in cui credo Vincenzoni abbia iniettato un po' del suo spirito di giocatore incallito (la teoria del "Passo del capitano-rossorossoneronero" alla roulette, e Gassman che supplica Sordi di farlo giocare con un patetico "Dotto' ciò la mano benedetta!")

Enrico ha detto...

Mi correggo : Gassman dice a Sordi "E jela bbacio sì 'sta manina benedetta!" (il pezzetto è su Youtube,la memoria-ho visto il film in TV circa 40 anni fa- tradisce...

Enrico ha detto...

...però "Ciò la mano benedetta" lo dice due minuti dopo alla moglie del commendatore Sordi.Beh,un po' di ricordo c'era,collocato male.