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3 giugno 2013

L'OSSERVATORE GENOVESE

Come ogni lunedì riporto qui il testo della mia rubrica apparsa sul Corriere Mercantile 2 Giugno. Come vedrete il tema è quello di una decisiva riforma costituzionale, che ricorre ormai ossessivamente, sia nei giornali che alla televisione. La cosa che mi stupisce, e sulla quale vorrei tornare in seguito, è che ormai le voci favorevoli al semi-presidenzialismo ed al doppio turno di voto si infittiscano, sia a destra che a sinistra. Eppure mi ricordo un tempo, lontano ma non lontanissimo, in cui parlare di repubblica presidenziale suonava come un anatema, come una sorta di indiretto ma determinante richiamo ad una forma strisciante di fascismo. Dietro il presidenzialismo era in agguato la dittatura. Chi ha una certa età ricorda che il povero Randolfo Pacciardi, che aveva comandato il Battaglione Garibaldi delle Brigate Internazionali durante la Guerra di Spagna ed era stato ferito, fu praticamente accusato di golpismo e di fascismo, perché voleva una Repubblica Presidenziale, vicina in questo alle richieste di Edgardo Sogno (che lui, si, se ricordo bene, confessò apertamente in una lunga intervista di avere meditato un colpo di stato, stante il pericolo di una occupazione comunista della cosa pubblica). Che l'accusa di fascismo colpisse uno che aveva combattuto contro Franco e provenisse da gente che, magari, durante gli anni del Regime, era stata prudentemente zitta, rimane un fatto tipico di quel che è la lotta politica in Italia (e, forse, la lotta politica ovunque, senza distinzione di confini e di etnie).

VISTO CON IL MONOCOLO

QUAGLIARIELLO EVOCA L’OMBRA DI DE GAULLE
Io sono affetto da quella che si potrebbe definire una “ignoranza enciclopedica”. Vale a dire che potrei sommare tutti i grumi della mia ignoranza in ordine alfabetico e raggiungere praticamente l’intero scibile umano. Farò un esempio abbastanza crudele. Fino a qualche tempo fa non sapevo neppure chi fosse Gaetano Quagliariello. Sembra il nome di un fantasista napoletano dei primi del’900, invece è quello di un importante accademico, ordinario di storia dei partiti politici presso la LUISS di Roma, ed ora Ministro per le riforme costituzionali nel governo Letta. Ho scoperto anche che è considerato il più importante studioso nostrano di De Gaulle. Non solo ha pubblicato un libro sul Generale (ultima edizione italiana del 2012) ma almeno due testi in francese: “La religion gaulliste” (2007) e “Gaullisme, une classification impossibile. Essai d’analyse comparée des droites françaises et italiennes” (2009). Da vecchio estimatore di De Gaulle mi vergogno della mia ignoranza ma soprattutto mi auguro che questa coincidenza -forse non del tutto casuale, Letta mi sembra informato- porti a felici risultati. Fra i tanti meriti del Generale (e di Michel Debré che collaborò in modo decisivo alla Costituzione del 1958) vi è sicuramente quello di aver introdotto in Francia una forma di semi-presidenzialismo che, attraverso un sistema di elezioni a due turni, consente ai cittadini di scegliere il proprio Presidente e, soprattutto, un Presidente dotato di poteri decisionali essenziali (il Primo Ministro è, nel migliore dei casi,  il suo primo esecutore e comunque non può essere sfiduciato dal Parlamento). E’ un meccanismo che da circa 60 anni ha consentito alla Francia di funzionare senza eccessivi traumi sostanziali, ed ha anche superato la difficile prova della cosiddetta “coabitazione” (il Presidente di un colore ed il Primo Ministro ed il Governo del colore opposto). Altrimenti il meccanismo avido di potere dei partiti avrebbe provocato le stesse conseguenze che si sono verificate in Italia (ed a cui ha cercato di porre riparo, negli ultimi anni, il Presidente Napolitano, forzando le prerogative, squisitamente notarili, del capo di una Repubblica parlamentare).
Speriamo bene.
Claudio G. Fava
(battute: 2.198)

4 commenti:

Enrico ha detto...

Non pensavo che le differenze fra il sistema politico francese e quello italiano fossero così spiccate,altro che cugini d'oltralpe. A proposito di nomi e cognomi che possono innescare una spiacevole corsa ad handicap per il possessore,mi ha fatto tornare in mente il politico Severino Citaristi (Giuliano Ferrara lo ribattezzò malignamente San Severino il Citarista) e il funzionario della Federcalcio incaricato di indagare sulla prima ondata di scommesse (l'epoca di Alvaro Trinca-altro bel nome&cognome- e Cruciani) : si chiamava Manin Carabba ( un irredentista amico della Contessa Serpieri?).Ah,vorrei avere la sua ignoranza enciclopedica,carissimo Fava!

Rosellina Mariani ha detto...

"Ignoranza enciclopedica" ? Direi cultura enciclopedica...io dai tuoi articoli imparo sempre!
Grazie per l'articolo

Giulio Fedeli - Villasanta (MB) ha detto...

Illustre e caro Claudio G., mi sforzo il più possibile di non disturbare, ma quando si parla di Francia non riesco proprio a resistere. E' dunque con stupore grande che vengo a sapere, leggendoti, che Gaetano Quagliariello sarebbe il maggior studioso italiano di De Gaulle. Certo, siamo tutti d'accordo che non solo i gollisti possano scrivere del Generale (ci mancherebbe altro...), ma dagli interventi che in televisione ho sentito fare a questo professore-ministro, da quel poco che ho letto di lui in Rete, mi sembra una persona profondamente "incistata" nella politica italiana; mai si è letta da noi una sua frase, un rigo appena sulla personalità del Generale e della sua visione politica. Dirò anzi che mi pare lontanissimo da questo mondo, a causa soprattutto del partito in cui egli milita e di cui è autorevole portavoce: partito che mi sembra pericolosamente vicino a una visione "peronista" della politica (la peggiore in assoluto?). Per cui il nominato professore-ministro, difende e crede in un uomo che si rivolge alle folle come fece une volta il leader dei descamisados parlando alle massaie argentine della crisi monetaria del Paese: "Ci dicono che il peso non va bene rispetto al dollaro: Ma voi fate la spesa in dollari o in pesos?"
No, caro Claudio, penso proprio che, con tutto il rispetto, non comprerò mai i libri su De Gaulle e il gollismo del professore- ministro.
Un saluto e tanta stima. Giulio.

Luigi Luca Borrelli ha detto...

Sono nato quando il Generale già era sepolto da un ventennio e la stima che ho per lui è quella che può avere uno studente di storia, ma non un nostalgico per una questione matematica ( anche se esiste - e fortemente - una nostalgia del "non vissuto"); conoscevo Gateano Quaglieriello : mi creda, Claudio G., non credo che si perdesse nulla ignorandone l' esistenza; non discuto i suoi studi sul Generale e nemmeno il suo ruolo di professore, ma in quanto uomo politico non ho per lui alcuna stima. La sua vicinanza a Berlusconi e al Popolo delle Libertà lo ha spesso pubblicamente privato del suo spessore di studioso facendogli fare la figura del pupazzetto.
La cosa che me lo rendeva meno antipatico era in realtà il suo tifo dichiarato per il Napoli ( famose le sue strofe ironiche in polemica col collega romanista Gasparri, personaggio che...meglio fermarmi qui).